Questo è un paese di ventenni. I.

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Questo è un paese di ottantenni che si compiace di essere un paese di ventennii. Vent’anni fa, un uomo scese in campo per il bene del suo paese. Era il paese che amava, disse, ne fece un bordello, legittimò gente che in politica non ci doveva stare per apologia di fascismo, prese a sé Scilipoti per avere uno che parlava come Biscardi e Razzi per avere qualcuno in grado di capire Di Pietro. Volle al suo fianco qualche qualche camorrista per riciclare i rifiuti umani che si trascinava dietro; e qualche mafioso per ripagare i debiti del suo successo. E avvocati -per cambiare leggi-, commercialisti –per cambiar le tasse- e troie –per cambiar costumi. Sostituì una legge elettorale che qualcuno aveva definito una cagata con una legge elettorale che qualcuno ha definito semplicemente incostituzionale. Non era democrazia, si disse, era una porcata. Riportiamo la democrazia, disse qualcun altro: facciamo le primarie. Si paghino due euro per votare, dissero altri, in modo che chi vota sia più serio. Vinse un paciococcone che sfidò l’uomo che amava il suo paese. Persero entrambi. Vinse un genovese sbelinato e un ultraottantenne con voglia di antica repubblica. Si disse: per regalarvi la pace gli dei esigono il sacrificio di un nipote. Ne serve uno vergine? No. Pronti, ecco il nuovo presidente del consiglio. Piace così tanto a tutti che non piace per niente a nessuno. Qualcuno gli disse “Ti sono amico”, qualcuno gli disse: “Ho un ombrello che non so dove infilare…lei mi permette, vero?”. Ma la democrazia bussava di nuovo: altri due euro, altro giro di giostra. E vinse le primarie. Non quelle per comandare il paese: quelle per comandare il partito che voleva comandare il paese. E disse: ho vinto, comando io. Qualcuno chiosò: be’, è come se uno volesse il titolo di capocannoniere per il numero di rigori parati. Be’, ma è per il bene di tutti: “Mi ero fatto un altro film: vincere le elezioni, prendere milioni di voti, battere la destra Ma non era possibile: ma non per il Paese”. Questo è il paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti (…) qui ho appreso la passione per la libertà


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