Blow Job Act

 

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“In Italia esistono 40 tipologie di contratti di lavoro La più diffusa è il nero che, si sa, va bene su tutto” 
(M. Todaro)

Non so voi, ma per me nel termine Job Act c’è un non so che di pornografica. A molti viene in mente Murano, ad altri Geppetto, ad alcuni –più colti- un’epidemia di spagnola. Ma molti, soprattutto i sindacati, ci vedono una scena di Ultimo Tango a Parigi. Purtroppo, quando si parla di riforma del lavoro è quasi sempre così, perché è vaghissimo il confine tra flessibilità e dilatazione anale. La verità è che ne sappiamo pochissimo ma, riassumendolo, i punti principali sono:

• assegno universale per chi perde il lavoro, con l’impegno di seguire un corso di formazione, a non rifiutare più di una proposta di lavoro e nei casi più sfortunati l’obbligo di cantare a Sanremo.
• eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico e sostituzione dell’etichetta “Manager pubblico” con il termine “Ossimoro”. Serve a contrastare l’impossibilità di sostituire manager incapaci con manager raccomandati;
• nuovi posti di lavoro in sette settori (Cultura-Turismo-agricoltura, Made in Italy, Ict, Green economy, Nuovo Welfare, Edilizia , Manifattura). In particolare, il Made in Italy sarà sostenuto soprattutto grazie a pesanti investimenti in Polonia
• rilancio della Green Economy, del New Welfare, dell’High Tech, dello Style Cooking e dei corsi di inglese
• rappsentanza dei lavoratori nei consigli di amministrazione delle grandi aziende. Quella che Renzi ha definito una grande un’occasione per i lavoratori delle aziende Made in Italy di girare finalmente il mondo: da Londra e Amsterdam per gli operai della Fiat; a Madrid per i dipendenti Telecom, Parigi per Loro Piana, Fendi e Gucci e a Vevey per quelli di Levissima, Recoaro, Panna, Pejo, Perrier, San Pellegrino, San Pellegrino, Perugina, Smarties, Antica Gelateria del Corso, Orzoro, Surgela, Condiriso, la Valle degli Orti, e Olio Sasso.

Ma, soprattutto, tanta tanta tanta semplificazione perché, non dimentichiamolo, l’Italia è il paese con più formule contrattuali al mondo. Quando, in fondo, in futuro potrebbe bastarne solo una: “Da domani non venire più”.

 

 


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