Le riforme le posso mettere con l’umido?

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Tarasso

Per l’’Italia sta cominciando una nuova epoca. Il governo Renzi promette una riforma al mese, a cominciare da marzo. La prima sarà introdurre il nuovo sistema elettorale basato sul principio “due euro un voto”, un’iniziativa che ci aspettiamo entro “il 56 massimo 57 di marzo” (Rivoluzione Naturale). La seconda ondata di riforme prevede tasse, spending review e allungamento del mese di marzo fino a tutto aprile. Poi a maggio, riforma della pubblica amministrazione, eliminazione del senato e introduzione del cosiddetto marzaggio o marzo lungo. Per giugno, infine. si parlerà di abolizione delle provincie, ecologia e “prova costume” (handrebgoode). Ma in tutto questo, la vera centralità della politica del nuovo governo spetta al lavoro. Che, per non far torto a nessuno, era al centro della politica del governo precedente che era Letta. Prima di Letta aveva avuto la sua centralità nel governo Monti, ben incardinata nella centralità delle problematiche del lavoro ben esplorate dal governo Berlusconi IV come naturale evoluzione del Prodi II, del Berlusconi III e II. Il modo in cui il Berlusconi II ha creato occupazione e sensibilità trova però le sue radici nell’azione dell’Amato II che ha dato vigore e continuità alla manovra in questo campo del D’Alema II e, per certi versi, anche del D’Alema I. Senza per questo nulla togliere al contributo fattivo del Prodi I e alla gestione lungimirante prospettività del Dini I. Ma il tutto non può far dimenticare che la genesi ontologica di tutto ciò che è stato, è e sarà, si colloca nel grande disegno intuito e materializzato dal primo governo Berlusconi: un milione di posti di lavoro. In Polonia.


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