kotiompleanni 25 febbraio

Alphonse Indelicato († 1981)
Criminale statunitense, capodecina della Famiglia Bonanno, è stato uno dei più temibili e spietati membri della mala newyorkese.
Sin dalla gioventù ha problemi con la giustizia, negli anni sessanta scampa la galera perché rilasciato sulla parola. Violento e calcolatore, è stato al potere per quasi un ventennio grazie anche agli amici fidati dei quali si è sempre circondato.
Gran parte dell’opinione pubblica ne era impaurita e lo disprezzava.
Tranne Matteo Renzi, che volle personalmente incontrarlo al Nazareno per un simpatico scambio di idee.

Aldo Busi (66 anni)
Viene definito uno dei più autorevoli scrittori e traduttori italiani. Lui, invece, si definisce una vecchia checca, che, se ci pensiamo, è già più credibile.
Grande intellettuale e opinionista, ha sempre amato confrontarsi dialetticamente con antagonisti del suo calibro. Tipo la Ravetto o Simona Ventura.
Celebre anche il suo litigio con Alba Parietti: a causa di una stoccata di troppo, la famosa soubrette si è impuntata, offesa e ha minacciato di lasciare lo studio. Ma poi la Parietti lo ha calmato.
Appartiene alla schiera di gay da tubo catodico che tanto ci fanno sollazzare ma, al contempo, tanto ci insegnano. Allo stesso club appartengono Platinette, Alfonso Signorini e Tonio Cartonio. E Cecchi Paone, cui perdoniamo di aver fatto finta che gli piacesse la figa.

Fame dei Club Dogo (35 anni)
All’anagrafe Francesco Vigorelli, entra nel mondo dell’hip hop da ragazzino, conosciuto con il soprannome di Fame, con il quale era celebre anche fra tutti i kebabbari della periferia milanese.
Si unisce al gruppo rap dei Club Dogo, con il quale non ha paura di cantare i veri problemi che affliggono la gioventù italiana. Tipo che mentre sei lì a farti una canna e giocare a Pes, arriva Giuliano Palma che ti rompe i coglioni.
Nel 2013, da solista, pubblica la canzone Gli anni d’oro, dove racconta la sua vita con un nostalgico omaggio al titolo di Max Pezzali. Dal testo emerge che Fame, negli anni ’90, facesse qualcosa di peggio che spararsi l’eroina come i suoi coetanei: ascoltava gli 883.
Ingiustamente osteggiato dalla critica nostrana, molti vorrebbero che lui seguisse la stessa sorte dei rapper americani. Soprattutto quelli morti in sparatorie violente.

George Harrison († 2001)
Uno dei meno famosi fra i Beatles, ma quello in cui, più facilmente, il pubblico si identifica. Anche perché a lui, come a noi, stava sul cazzo da morire Yoko Ono.
Uomo dai due pesi e dalle due misure: detestava John Lennon (con il quale aveva condiviso il palco e una celebre chitarra Vox) ma rimase sempre in ottimi rapporti con Eric Clapton (con il quale condivise direttamente la moglie, che Clapton si ciullò con piacere negli anni settanta).
Da sempre interessato alla filosofia orientale, a fine anni sessanta subì una trasformazione che lo portò addirittura a visitare l’India. In realtà, se aveva solo voglia di sfarsi di acidi suonando il sitar, vestito da straccione, gli bastava iscriversi a Lettere e Filosofia.
Nel 1999 uno schizofrenico gli piomba in casa, ma inutilmente: il tentativo di omicidio su George Harrison fallisce miseramente. Anche in questo, John Lennon è stato più bravo di lui.

by Danilo Puce


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